La Fenice Sgangherata: un racconto che ha acceso consapevolezza
- fatalampadina
- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Il primo colpo d’ala della Fenice Sgangherata
Qualche mese fa ho pubblicato La Fenice Sgangherata senza grandi piani.
Avevo un solo obiettivo: dare voce a chi vive ogni giorno con l’endometriosi, perché chi ne soffre smetta di sentirsi trattata come un’aliena e inizi finalmente a essere compresa.
Volevo dare parole a ciò che spesso viene taciuto o minimizzato
Volevo che almeno una persona potesse leggere e pensare:
“Non sto esagerando. Non sono invisibile.”
E sinceramente, mi sarebbe bastato quello.
Non immaginavo che da quel libretto sgangherato sarebbero nate relazioni, progetti, emozioni. Invece è successo.
Io, lei e tutto il resto del mondo
L’endometriosi è mia, certo. È il mio corpo che ne porta i segni, ma non resta confinata lì.
In un altro articolo l’avevo descritta come una coinquilina indesiderata che si autoinvita e si accomoda senza chiedere nulla a nessuno (se vuoi leggerlo lo trovi qui: https://www.fatalampadina.com/post/endometriosi-coinquilina-a-sorpresa).
Ed è davvero così: si è infilata nella mia vita e in quella di chi mi sta accanto, anche se nessuno l’ha invitata.
C’è chi mi ha vista piegata in due, senza fiato.
C’è chi ha imparato a leggere nei miei occhi quando sto male, anche se sorrido.
C’è chi, a volte, si sente impotente davanti a qualcosa che non può “aggiustare”.
E forse è per questo che, mentre impaginavo il racconto, la pagina dei ringraziamenti è stata la più difficile da scrivere.
Perché lì non ringrazi solo: racconti chi c’è stato.
E inevitabilmente tornano a galla sguardi, momenti, scene che non sempre vorresti ricordare.
Non era solo dire “grazie”.
Era rivivere attimi, belli e brutti, condivisi con chi questa battaglia la sta affrontando insieme a me.
Ho capito ancora di più che l’endometriosi è invisibile, sì.
Ma le sue conseguenze sono visibilissime su chi ti vuole bene.
Una storia che ha preso la porta e ha iniziato a uscire da sola
Non ero pronta a tutto ciò che è arrivato dopo la pubblicazione del libretto. Davvero.
La mia storia, nel momento stesso in cui è uscita dal mio cassetto, ha iniziato a camminare anche nelle vite degli altri.
È una sensazione strana, quasi spiazzante:
scrivi per liberarti e scopri che, nel farlo, hai liberato qualcun altro.
Quando il racconto è uscito, sono arrivate parole che non mi aspettavo.
Donne che si sono riconosciute.
Uomini che hanno capito meglio cosa significa convivere con questa patologia.
Persone che si sono sentite meno sole.
Ed è lì che ho capito una cosa fondamentale: la mia storia era solo un punto di partenza.
Il resto sarebbe stato un percorso collettivo.
Le emozioni che non avevo messo in conto
Ogni recensione mi ha commossa.
E pensavo che l’emozione si sarebbe fermata lì.
Invece no.
L’Avis e il Comune di Pravisdomini mi hanno sorpresa per primi, chiedendomi di organizzare un incontro informativo sull’endometriosi.
Ho coinvolto subito Sonia, la presidente dell’Associazione Endometriosi FVG, e con lei è successa una cosa che non puoi programmare: ci siamo capite al volo.
Una sintonia naturale, rara. Di quelle che ti fanno sentire meno sola anche mentre parli di una malattia che, per molto tempo, ti ha fatto sentire proprio così.
Mentre l’incontro prendeva forma, è successa un’altra cosa che non avevo previsto: uscendo allo scoperto, si scoprono anche gli altri.
Donne che ti dicono “anche io”. Persone che si raccontano per la prima volta.
Storie che escono dopo anni di silenzio.
Ci si ascolta, ci si riconosce. E per un attimo il peso si divide, che non è poco.
Così, il 22 ottobre, abbiamo realizzato l’incontro:
L’ENDOMETRIOSI: una malattia poco conosciuta
Una serata per informarsi, capire e dare voce a ciò che non si vede
Vedere la sala consiliare riempirsi è stato un segno chiaro, semplice e forte:
le persone vogliono capire, ascoltare, informarsi.
Per me – che ho come obiettivo generare comprensione ed evitare la compassione – è stato come dire: "ok, qualcosa si sta muovendo davvero".
La Fenice in viaggio…
Lo stupore poi si è moltiplicato.
Andrea e Alberto – che prima della Fenice Sgangherata non sapevano nemmeno cosa fosse l’endometriosi – un giorno mi scrivono dicendo che vorrebbero dedicare il loro viaggio solidale in Vespa 2026 proprio a questa malattia.
Un gesto semplice, ma potente.
Una dimostrazione spontanea di vicinanza e rispetto.
Da quella scelta è nato un progetto condiviso con l’Associazione Endometriosi FVG, pensato per portare attenzione e sensibilità nelle comunità e, soprattutto, nei luoghi frequentati dai giovani.
Andrea e Alberto, dal 29 gennaio al 1° febbraio 2026, faranno quattro giorni on the road “In Vespa per il Rispetto”: un viaggio simbolico per il lancio di questo nuovo progetto.
Niente palchi.
Niente discorsoni.
Solo due persone che hanno scelto di fare la loro parte.
Piccole cose.
Ma quando le fai insieme, queste piccole cose iniziano a lasciare il segno.
La mia Fenice, alla fine, fa questo
Non deve cambiare il mondo da sola.
Non deve essere perfetta.
Fa una cosa più semplice e più preziosa:
apre conversazioni, accende consapevolezza, crea legami.
E questo, per me, vale tutto.
Quindi grazie a chi ha scelto di esserci. A chi ha ascoltato, a chi si è informato, a chi è salito a bordo senza fare rumore.
Perché questa Fenice è sgangherata, sì.
Ma insieme agli altri arriva più lontano.





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